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Cos'è la Sharing Economy

Secondo l’Oxford Dictionary, la Sharing Economy “È un sistema economico in cui beni o servizi sono condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, attraverso Internet. Grazie alla sharing economy, si può agevolmente noleggiare la propria auto, il proprio appartamento, la propria bicicletta o persino la propria rete Wi-Fi quando non li si utilizzano”.

In realtà, l’economia della condivisione ha una storia molto più antica di quella che si può immaginare.
Per migliaia di anni, infatti, comunità di persone hanno condiviso e barattato l'uso delle risorse.
Con l’avvento di internet e l’uso dei big data, però, questa tendenza si è consolidata ed estesa.
La tecnologia, infatti, ha reso più facile per i proprietari di un bene e coloro che lo necessitano di trovarsi.
Questa condivisione, poi, genera delle dinamiche economiche e relazionali particolari, che stanno coinvolgendo e divenendo parte integrante di un numero sempre crescente di settori.
Fra tutti quello immobiliare e quello automobilistico (come approfondiremo di seguito con gli esempi riportati).
Inoltre, con i suoi principi, la Sharing Economy, permette lo sfruttamento di beni inattivi, in qualità di servizi, e consente di evitare lo spreco e il sovraffollamento degli stessi.

Le imprese che hanno scelto di basare il loro business su questo modello (prima fra tutte eBay) traggono, ad oggi, reddito e vantaggio dall'uso di risorse non pienamente utilizzate, “underused”.
Per riuscirci realizzano delle piattaforme online capaci di porre in contatto coloro che possono fornire un prodotto o servizio con tutti quelli che lo necessitano.

Perché va incentivata

Molte di queste piattaforme di condivisione consentono di agire in maniera sostenibile, sfruttando al massimo le risorse esistenti.
In questo senso, i risultati che la sharing economy consente di ottenere sono:

  • la riduzione dei rifiuti;
  • la diminuzione del consumo di carburanti
  • il contenimento di altre fonti di inquinamento.
    A tal proposito, è stato calcolato, ad esempio, che per mezzo di ogni auto condivisa, ne siano state escluse 15 dalla catena di produzione.

Inoltre, questo tipo di economia è capace di agire anche a livello sociale, ampliando e democraticizzando il concetto di proprietà, ritenuta sempre mento importante.
Uno strumento, perciò, capace di favorire l’inclusione sociale.

Poi, il modello della condivisione consente ai consumatori di trasformarsi in produttore e acquisire, così, più consapevolezza rispetto al funzionamento del sistema economico.

Per questi differenti motivi la sharing economy va incentivata e gode di ampi consensi soprattutto fra i giovani, spesso più sensibili a queste tematiche e maggiormente capaci di avere accesso a questi servizi cosi tecnologici.

I 15 esempi più famosi di sharing economy

1. Airbnb

Nato a San Francisco nel 2007, Airbnb è, probabilmente, l’esempio di sharing economy più celebre.
Con più di 4 milioni di annunci di case tra cui scegliere, per un valore stimato da Forbes di $ 38 miliardi, questa piattaforma di home sharing consente di:

  • affittare un'intera casa a breve termine;
  • condividere parte dell'alloggio;
  • prenotare esperienza.

2. Neighbor

Un altro settore nel quale si è facilmente insediata una tecnologia così innovativa come quella propria dell’economia della condivisione è quello del self storage.
Neighbor è stata la prima azienda ad aprirsi a questo mercato, permettendo ai suoi clienti di noleggiare unità di archiviazione a prezzi assolutamente convenienti.

3. Rover

Rover, invece, consente ai proprietari di animali domestici di connettersi con i sitters nella loro zona.
Il vantaggio è di entrambe le parti:

  • i proprietari possono creare elenchi necessità contenenti le passeggiate dei loro cani, i pernottamenti necessari e le visite;
  • i sitters, invece, possono fare domanda per i vari lavori proposti e per fornire le cure necessarie ai cuccioli prescelti.

4. Uber

Un altro esempio di economia della condivisione realmente di successo è il caso di Uber.
Questa società di car sharing si differenzia dai competitors nei suoi servizi non tanto per l’economicità, quanto per la praticità della sua offerta.
Il suo prodotto, infatti, è estremamente intuitivo, offre la possibilità di vedere dove si trova l’autista e permette di effettuare i pagamenti in maniera semplice.
Tuttavia, a seconda delle circostanze, noleggiare un Uber potrebbe arrivare a costare anche più denaro di un normale taxi.

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5. Turo

Con Turo i clienti hanno la possibilità di ottenere qualcosa in più di un semplice passaggio a casa in una Ferrari.
Questo servizio, infatti, consente agli utenti di prenotare l'intera auto, a partire da $ 25 o meno.
Comunque, i veicoli fra cui scegliere sono moltissimi e possono essere noleggiati ad un prezzo migliore rispetto a quelli tipicamente proposti dalle compagnie più tradizionali.

6. JustPark

Justpark, poi, è un’azienda che si occupa di park sharing e rappresenta l'innovazione più utile nel settore dei parcheggi.
Con la sua attività di condivisione e parcheggi in oltre 20.000 località offre assistenza a 2 milioni di conducenti.

In particolare, questa piattaforma consente a tutti coloro che hanno parcheggi in queste aree di raddoppiare i loro guadagni semplicemente affittandoli mentre sono andati.

7. TaskRabbit

TaskRabbit è un servizio online americano per i lavoratori che permette di abbinare i freelancer disponibili alla domanda locale.
In questo modo, i clienti hanno la possibilità di trovare un aiuto immediato per le loro attività quotidiane, quali:

  • pulizia;
  • trasloco;
  • consegne;
  • pittura della casa;
  • assemblamento mobili;
  • e molti altri ancora.
    Una strategia estremamente funzionale per aiutare la comunità piuttosto che mettere soldi nelle tasche delle grandi aziende.

8. Lending Club

Lending Club è un altro esempio di sharing economy.
Questo servizio, infatti, permette ai suoi clienti di ottenere un prestito anche in quelle situazioni in cui si dispone di un credito non perfetto.
Con un percorso molto più semplice e meno dispendioso (soprattutto in termini di tempo) di quello solitamente consentito dalle banche.
All’interno di questa comunità di prestiti peer-to-peer online, in altre parole, il consumatore ha la possibilità di investire soldi in suoi pari (o di riceverli) con un processo che, solitamente, appartiene solo alle grandi aziende.

9. Poshmark

Popping tag ha raggiunto il massimo della convenienza grazie a Poshmark, il mercato online di abbigliamento peer-to-peer.
Con questa rivoluzionaria creazione, nello specifico, gli utenti possono vendere vestiti, scarpe e accessori non più necessari agli acquirenti di tutto il mondo.
Gli acquirenti, così, hanno l’opportunità di risparmiare, anche molto, mentre i venditori guadagnano soldi ripulendo i loro armadi.

10. SitterCity

Con Sittercity più di 7 milioni di genitori hanno trovato una tata per i loro figli.
Questa comunità di caregiving online, infatti, è un modo semplice, sicuro ed immediato per genitori e babysitter di connettersi.
In particolare, i genitori possono specificare i requisiti del lavoro e le bambinaie possono fare domanda per le varie proposte disponibili.
Inoltre, grazie a controlli e recensioni, i genitori possono avere una descrizione della persona a cui si stanno affidando.

11. Kickstarter

Kickstarter è una piattaforma di economia condivisa che ha perfezionato il concetto di crowdfunding e, grazie al suo eccellente funzionamento, negli ultimi dieci anni ha:

  • raccolto oltre $ 2 miliardi;
  • attirato più di 15 milioni di sostenitori.
    L’unico rischio associato a questo servizio risiede nel fatto che le campagne che non raggiungono il loro obiettivo totale non riescono a raccogliere denaro.
    Ma sono più di 150.000 i progetti, fra imprese umanitarie e servizi di delivery, già attivati con successo.

12. Postmates

Responsabile di quasi un decimo del settore alimentare, Postmates supervisiona in media 2 milioni di consegne al mese.
Questo servizio ad abbonamento di consegna peer-to-peer, nello specifico, consente alle persone di ordinare articoli dalle aziende nei loro dintorni e riceverli da corrieri direttamente sulla porta di casa.
Gli ordini possono essere qualsiasi cosa, dalla cena del ristorante alle forniture per ufficio, mentre i corrieri possono effettuare consegne in auto, bicicletta, ciclomotore o qualsiasi altra forma di trasporto.

13. RVshare

Anche il turismo in camper ha ottenuto l'aggiornamento di cui aveva così tanto bisogno grazie alla sharing economy e, in particolare, la società di condivisione di veicoli RVshare.
Tramite questa piattaforma online, intatti, gli amanti dei camper di tutti gli Stati Uniti possono noleggiare o mettere in affitto il loro veicolo, collegandosi con milioni di utenti uniti dalla stessa passione.
Convenienza, economicità e trasparenza sono, sicuramente, i punti di forza di questo servizio, che valorizza un metodo davvero innovativo di pianificazione delle proprie vacanze.

14. Eatwith

Eatwith è la prima piattaforma di condivisione del cibo.
Questo modello di condivisione consente, a qualsiasi individuo in tutto il mondo, di pubblicare eventi tra cui pasti, lezioni di cucina e tour gastronomici nella vetrina di Eatwith.
In questo modo, i viaggiatori possono selezionare eventi nelle vicinanze e parteciparvi dopo aver effettuato una prenotazione online.

15. CrowdMed

Infine, CrowdMed rappresenta un esempio di come il crowdsourcing spossa essersi esteso al settore sanitario.
Quest’app, infatti, si occupa di approvvigionamento sanitario, per aiutare le persone comuni a ottenere diagnosi più rapide e accurate.
Un supporto che viene reso possibile dall'aiuto di oltre 20.000 specialisti medici che aiutano i pazienti a risolvere i loro casi medici completamente online attraverso il solo sito web.

I numeri della sharing economy in Italia e nel mondo

A partire dalla formulazione del modello, la sharing economy è stata protagonista di un’ascesa incessante.
In particolare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, l’economia della condivisione è cresciuta al punto da superare il tetto del 1,3% del Pil (Prodotto interno lordo).
Un incremento destinato a proseguire secondo quanto rilevano i risultati dello studio “The people who share” di collaborativeconsumption.org.
In questa occasione, infatti, i dati hanno mostrato come:

  • il 64% degli adulti britannici è già parte attiva della sharing economy;
  • il 52% dei cittadini statunitensi ha noleggiato o reso disponibili a questa operazione i propri beni negli ultimi due anni;
  • l’83% dei cittadini rimanenti ha sostenuto che prenderebbe parte a questo modello se gli fosse più facile.

Dei dati a dir poco notevoli, che hanno trovato conferma anche in Italia.
Nello specifico, nel nostro paese le piattaforme che propongono la condivisione di servizi o prodotti sono più di 120.
Ad esse è necessario aggiungere, appartenenti allo stesso ordine, circa 40 siti per il crowdfunding e almeno cento coworking.

Come dimostrano i numeri, la sharing economy è un fenomeno permeato ormai a livello globale, che non sembra prossimo ad arrestarsi e che ha guadagnato, in maniera spontanea, un’importanza sempre crescente nelle nostre vite.