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Riciclo plastica: perché, come fare, processo, la nuova vita della plastica

Perché riciclare la plastica: benefici

Il riciclo è sempre stato una scelta, uno stile di vita; tuttavia in questi ultimi anni in molti comuni italiani è diventato un obbligo.
Negli ultimi 50 anni la produzione mondiale di plastica è aumentata di 20 volte, e non tende a diminuire.
In Europa ogni anno vengono prodotti circa 65 milioni di tonnellate di plastica, per un valore di €355 miliardi; questi numeri, associati a una gestione fallimentare dello smaltimento e alla dispersione nell’ambiente di questo materiale, rendono il quadro allarmante.
Secondo le stime, ogni anno in mare finiscono 8 milioni di tonnellate di plastica; queste si riversano nell’ecosistema delle nostre acque (le immagini sempre più frequenti di animali marini intrappolati in imballaggi di plastica, o le isole fatte interamente di rifiuti non sono che la punta dell’iceberg).
Il problema dei rifiuti della plastica ha anche un costo elevato; basti pensare che, a livello europeo, la spesa annua della pulizia delle sole coste e spiagge è pari a €630 milioni, che sale a €13 miliardi l’anno a livello globale.
Riciclare la plastica, quindi, è un impegno ed un dovere che fa bene all’ambiente ed alle nostre tasche.
Fortunatamente, negli ultimi 30 anni, la raccolta differenziata ed il riciclo hanno fatto passi da gigante.

Come fare per riciclare

Riciclare la plastica, come abbiamo visto, è un atto civico importante per combattere il problema dei rifiuti dispersi nell’ambiente.
Tuttavia, ci sono degli accorgimenti da seguire per riciclare in maniera corretta.
Innanzi tutto, è necessario comprimere l’oggetto plastico in modo da occupare il minor spazio possibile; questo agevolerà le fasi di smistamento che vedremo a breve.
Inoltre, è bene sapere che non tutto il materiale plastico è riciclabile; a questo proposito è necessario saper leggere le etichette, o più specificatamente, saper individuare i simboli per il riciclaggio di questo materiale. Questi sono:

  • PET, o il numero 1, che indica il polietilentereftalato;
  • PE, ovvero il polietilene, espresso anche con il numero 2 per quello ad alta intensità, o 4 per quello a bassa densità;
  • PVC, il polivinilcloruro, indicato anche con il numero 3;
  • PP, o numero 5, il polipropilene;
  • PS, ovvero il comune polistirolo, segnalato anche con il numero 6;
  • O, o il numero 7, i quali indicano in modo generico altre plastiche riciclabili quali fibra di vetro, nylon, acido polilattico ed altri.

Ulteriori norme per una buona raccolta sono quelle di lavare accuratamente i contenitori, altrimenti vanno gettati nei rifiuti indifferenziati, e togliere le etichette di carta, per smaltirle separatamente.
Quest’ultimo punto è di fondamentale importanza poiché, nel centro di riciclaggio, un’etichetta di carta renderà tutto il prodotto inutilizzabile, e quindi considerato “rifiuto”.

Il processo

Il processo di riciclo della plastica passa per i seguenti punti:

  • trasporto della plastica;
  • primo smistamento;
  • secondo smistamento;
  • terzo smistamento;
  • pressatura;
  • riciclaggio;
  • rifiuto.

Eccoli nel dettaglio.

riciclo plastica

Trasporto della plastica

Inizialmente, dopo che il cittadino ha eseguito la raccolta differenziata, la plastica viene trasportata negli impianti di riciclaggio.
Qui, tramite un macchinario apposito, si provvede alla lacerazione degli eventuali sacchetti di raccolta; inoltre il materiale plastico viene lavato: le bottiglie di plastica con acqua calda, mentre i flaconi sono sottoposti a processi meccanici di eliminazione delle sostanze indesiderate.
Si passa poi alla fase dello smistamento.

Primo smistamento

Una volta giunto nell’impianto di riciclaggio, si effettua una prima selezione della plastica, che separa le varie “famiglie plastiche” in base alla dimensione.
Questo primo smistamento è di tipo meccanico ed avviene in un vaglio rotante molto simile ad una grande centrifuga.

Secondo smistamento

Successivamente si effettua un ulteriore smistamento ad opera di un lettore ottico.
Questa volta, mediante dei soffi d’aria, si separa la plastica in base ai polimeri di composizione e a eventuali colorazioni.

Terzo smistamento

In quest’ultimo smistamento il protagonista è l’uomo.
In questo passaggio la plastica passa su un nastro trasportatore; qui gli addetti ai lavori, manualmente, rimuovono eventuali materiali plastici non idonei al riciclaggio, come i giocattoli in plastica erroneamente smaltiti.
La manodopera umana, insomma, va a correggere gli eventuali errori delle macchine.

Pressatura

Solo dopo aver selezionato la plastica da riciclare ed averla suddivisa correttamente, si passa alla pressatura.
La plastica da riciclare sarà quindi convogliata in una pressa che produrrà varie balle di materiale plastico:

  • PET in tre diverse colorazioni (colorato, azzurrato e trasparente), dato principalmente dalle bottiglie;
  • polietilene ad alta intensità, proveniente da fustini di detersivi e flaconi vari;
  • polietilene a bassa intensità, quello che deriva dalle buste, dagli shopper e da altro materiale simile.

Riciclaggio

Infine, si arriva finalmente al processo di riciclaggio vero e proprio.
Questo può avvenire in due modi:

  • chimicamente, il processo che spezza direttamente le molecole della plastica facendo realizzare i monomeri di partenza. Questa tipologia viene applicata prevalentemente a livello industriale;
  • meccanicamente, nel quale i materiali già suddivisi per caratteristiche simili vengono puliti, tritati e macinati.

Rifiuto

Alla fine della lavorazione rimane sempre una parte di materiale plastico non recuperabile: il rifiuto.
Questo deriva da:

  • materiale erroneamente inserito nella raccolta della plastica;
  • materiale plastico non scompattato.

In ogni caso, il rifiuto andrà a costituire la base per il recupero energetico, attraverso i termovalorizzatori.

La nuova vita della plastica

Una volta completato il processo di riciclaggio, la plastica si trasforma in materia prima-seconda che gli permetterà di avere una nuova vita.
Gli oggetti prodotti con la plastica riciclata rientrano sul mercato sotto forma di oggetti completamente nuovi oppure di prodotti somiglianti a quelli di partenza, con la medesima funzione.
Le bottiglie in plastica, infatti, possono venire riutilizzate per ottenere nuove bottiglie d’acqua, ma anche per ricavare le scaglie in PET utilizzate per realizzare prodotti dell’edilizia, per le auto o per il settore tessile.
Con 20 bottiglie, infatti, si può realizzare una felpa in pile mentre con 25 si possono risparmiare circa 30KWh, l’equivalente di 300 lampadine da 100W accese per un’ora.
Gli shopper e gli imballaggi producono scaglie e granuli utili per produrre vasi per fiori ed altri manufatti per l’arredo, oltre a nuovi sacchetti e materiali per l’edilizia quali canaline, distanziatori e guaine bituminose.
Dai flaconi di detersivo, invece, si ricavano dei granuli destinati alla produzione di tubi e geo-membrana bugnata.

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Dati sul riciclo della plastica

Passiamo ora a qualche dato sul riciclo della plastica.
In Italia, la filiera degli imballaggi di plastica ha registrato un incremento del 2018 del 7%, ovvero +45% negli ultimi 10 anni.
L’Italia, inoltre, risulta essere un Paese virtuoso, con una percentuale di recupero dei rifiuti che sfiora l’80%.
Tuttavia, anche se ne differenziamo tanta, Greenpeace afferma che ne ricicliamo ancora poca: solo il 43,5%.
Il restante 40% finisce nei termovalorizzatori per la produzione di energia mentre il 16,5% va direttamente in discarica.
Appare chiaro, quindi, come eseguire una buona raccolta differenziata, assieme alla riduzione dell’”usa e getta”, sia necessario per il bene del nostro Paese.
In Europa, invece, nel 2018, la raccolta per il riciclaggio della plastica è di solo il 30%, con differenze molto grandi da Paese a Paese.
Nel mondo, ad oggi secondo l’OCSE, viene riciclato solo il 15% dei rifiuti di plastica, mentre il 25% viene bruciato in inceneritori o termovalorizzatori, ed il 60% va in discarica, viene bruciato all’aperto o finisce nell’ambiente.
Inoltre, sempre secondo l’OCSE, nel mondo la quantità di plastica nuova di fabbrica è di ben otto volte superiore in quantità rispetto alla plastica riciclata.
Cosa aspetti, quindi? Inizia a riciclare correttamente e spargi la voce.