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Come cambia l'inquinamento atmosferico a causa del Coronavirus

Prima di conoscere e comprendere tutti quei fattori che rappresentano delle concause dell’inquinamento atmosferico e come questi si mettono in relazione al COVID-19 è fondamentale rispondere ad una semplice domanda:

Che cos’è l'inquinamento dell'aria?

Con inquinamento atmosferico si fa riferimento alla presenza di una o più sostanze tossiche nell'aria. Gli agenti atmosferici inquinanti hanno effetti negativi sul nostro ecosistema a 360°: rappresentano un pericolo per noi, per gli animali, le piante e l’aria che respiriamo.
I tipi di inquinanti atmosferici più diffusi e voluminosi nella nostra atmosfera sono gli ossidi di zolfo, di azoto, piccole particelle di polvere e residui organici volatili.

Assunto ciò, in questo articolo cerchiamo di fare chiarezza sulle tantissime notizie diffuse negli ultimi mesi relative al legame fra situazione di pandemia e inquinamento atmosferico.

Bisogna evitare la trappola del sensazionalismo e attenersi ai fatti.
Tolto tutto ciò che è speculazione, cosa resta?

  • Che il blocco della circolazione causa un crollo immediato, ma temporaneo, delle emissioni e delle concentrazioni di NO2, il diossido d’azoto;

  • Che anche il particolato è sensibile alla condizione attuale, ma che, nel suo caso, sono le condizioni atmosferiche (vento, pioggia, ecc) a giocare un ruolo decisivo;

  • Che sembrerebbe esistere, ma, attenzione, non è stata ancora scientificamente provata, una relazione tra concentrazione di aerosol in atmosfera e diffusione / gravità del Coronavirus, coerentemente con quanto riportato per altre infezioni virali.

Vediamo adesso più nel dettaglio ciascuno di questi punti, cercando di comprendere, oltre al cosa, il perché il Coronavirus abbia questo effetto sulla qualità dell’aria.

Le cause dell'inquinamento atmosferico

Avrai tante volte sentito definire un comportamento o un elemento proprio della nostra società nocivo per l’atmosfera.
Ovviamente è impossibile prenderli in esame tutti, in maniera organica.

Quindi, quali sono le fonti principali di inquinamento atmosferico per il nostro pianeta?

Le industrie, l’agricoltura, il traffico e la produzione energetica sono sicuramente le realtà o entità i cui processi emettono il maggior quantitativo di sostanze inquinanti atmosferiche.

L’inquinamento industriale

Andando con ordine, i processi industriali possono essere anche molto diversificati fra loro e, di conseguenza, comportare la dispersione di molti rifiuti chimici differenti.
In generale, le industrie sono responsabili delle emissioni di ossido di carbonio, anidride carbonica, anidride solforosa, ossidi di azoto, piccole particelle di polvere (o particolato), VOC (residui organici volatili), metano, ammoniaca e radiazioni radioattive.

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L’inquinamento da attivita’ agricola

L’agricoltura, invece, genera emissioni dell'ossido di azoto (N2O), una molecola originata a causa della facilità con cui i batteri denitrificano l’azoto, contenuto nel terreno.
Rimanendo ancora sui processi agrari, l'applicazione di fertilizzanti artificiali e di antiparassitari causano a loro volta delle dannose emissioni. Stiamo parlando soprattutto di:

  • ammoniaca (NH3);
  • ossidi di azoto (NOx);
  • metano (CH4).

L’inquinamento da traffico

Il traffico è considerato il responsabile di quasi un terzo delle emissioni di gas serra, ovvero il metano. Quest’ultimo, tuttavia, non è l’unica sostanza tossica che viene prodotta dai mezzi di trasporto: anche l’anidride carbonica, l’ossido di carbonio, l’ossido di azoto, VOC e le piccole particelle di polvere, infatti, possono essere originati dai nostri spostamenti.
Va sottolineato, però, che non tutti i veicoli danneggiano allo stesso modo la nostra atmosfera.
Se le navi e i treni sembrerebbero avere un impatto più modesto, gli aerei e gli autoveicoli (in particolare gli autocarri), invece, risultano essere i mezzi di trasporto maggiormente capaci di scaricare sostanze nocive.

La produzione energetica

Proseguendo, durante la produzione di energia alcuni prodotti chimici come il metano vengono fatti fuoriuscire nell'aria, come conseguenza del prelevamento di petrolio e di gas naturale. Inoltre, sia il carbone che il gas naturale devono subire un delicato processo di combustione per riuscire a produrre elettricità. Una trasformazione che conduce al pericoloso rilascio nell'aria dell'anidride solforosa, dell'anidride carbonica e degli ossidi di azoto.

Altre cause

Come abbiamo anticipato, queste sono solo alcune delle cause dell’inquinamento.

Anche piccole scelte quotidiane di noi consumatori possono fare la differenza per il nostro ecosistema.
Innanzitutto, perché i prodotti che acquistiamo possono essere o meno stati realizzati e distribuiti secondo processi rispettosi della tutela del pianeta.
Anche per l’uso che facciamo dei termosifoni e dei condizionatori, che contribuiscono a rilasciare prodotti chimici proprio nella nostra casa, giocano un ruolo importante.
Anche il vizio del fumo ovvero la combustione delle sigarette, provoca la fuoriuscita di alcune sostanze nocive come anidride carbonica e monossido di carbonio.

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L'andamento dell'inquinamento atmosferico negli ultimi decenni

Industrie, trasporti e comportamenti di consumo creano una situazione di rischio per il pianeta e le nostre attività respiratorie.

Per stabilire il trend dell'inquinamento atmosferico e della concentrazione nell’aria di prodotti chimici nocivi, quindi l’andamento della condizione di rischio, è essenziale prendere in considerazione un lasso di tempo sufficientemente lungo.
Le oscillazioni da un anno all'altro, infatti, possono essere provocate anche da fattori climatici e non esclusivamente strutturali.

Considerando, perciò, una prospettiva storica, appare evidente come, nonostante l’attualità dello stato di emergenza, in realtà questa tematica sia caratterizzata da un graduale, ma incessante, miglioramento.

Questa progressiva ripresa è sostenuta e confermata, almeno in Italia, da uno studio pubblicato su Atmospheric Environmente da una ricerca realizzata dagli studiosi dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche e quelli del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell'Università degli Studi di Milano.
I due comitati scientifici hanno analizzato i dati relativi ad una variabile metereologica, la visibilità orizzontale in atmosfera, in un modo che non aveva precedenti in Italia.
In particolare, nella loro ricerca è stata valutata la frequenza di giornate con 'atmosfera limpida', andando a guardare diverse aree del territorio italiano e una finestra temporale che va dal 1951 al 2017.
I risultati ottenuti a partire dalla presa in esame del fenomeno sopracitato hanno permesso di evidenziare come la sua frequenza sia raddoppiata negli ultimi 40 anni.
Ma un aumento esponenziale dell’evento è stato registrato soprattutto negli ultimi decenni, grazie all’attenzione ottenuta da questa problematica a partire dal Protocollo di Kyoto (1997), che ha consentito, attraverso specifiche scelte, una determinante riduzione degli aerosol.

Nello specifico, le scelte ecosostenibile degli ultimi anni giustificano l'andamento decrescente delle emissioni segnalato dai risultati di ricerca sono sicuramente:

  • la penetrazione del gas naturale come fonte di energia sul territorio nazionale in sostituzione dei combustibili fossili, carbone o petrolio;
  • i provvedimenti che cercano di contrastare l’inquinamento generato dai trasporti, come le targhe alterne, divieti di circolazione da una parte o l'introduzione dei catalizzatori nei veicoli.

Perciò, nonostante lo stato di emergenza persista, è innegabile che la realtà urbana sia lentamente, ma radicalmente migliorata.
Occorre, tuttavia, sottolineare come un miglioramento della qualità dell'aria più netto e rilevante si possa avere soltanto attraverso dei provvedimenti strutturali più forti e mirati, rispetto a quelli che sono stati attuati fino a questo momento.

Il Covid-19 sta riducendo l'inquinamento

Negli ultimi due mesi i satelliti che si occupano di analizzare ed informarci sulla qualità dell'aria che respiriamo hanno registrato sul nostro pianeta un deciso calo particolato e altre molecole nocive, come il biossido di azoto (NO2).

Ne è un esempio la mappa fornita dal satellite Copernicus Sentinel-5P i primi di Aprile, che ci mostra dati positivo, sebbene non definitivi, dopo aver analizzato le colonne d’aria sovrastanti le principali città di Cina ed Europa.

Questo cambiamento, come sostengono anche gli scienziati di NASA ed ESA, è sicuramente dovuto allo stop forzato di molte attività economiche, dei trasporti e delle aggregazioni sociali, provocato dalle misure di contenimento dell'epidemia di COVID-19.

Un calo di queste dimensioni, infatti, non era mai stato registrato. Il volume di sostanze inquinanti presenti nell’aria, per la precisione, non era mai stato così basso dal 2008, un analogo periodo di crisi e recessione economica, in cui comunque il decremento era stato più graduale.

I decrementi del livello di aerosol più significativi sono stati registrati a Manhattan, nella provincia cinese di Hubei, nel nord Italia industriale e in India, dove alcune persone sostengono addirittura di poter vedere per la prima volta le cime dell’Himalaya.

Ma, esattamente, in che modo il COVID-19 ci sta permettendo di ripulire l’aria?

Innanzitutto, la riduzione di biossido di Azoto, la sostanza il cui calo è stato più netto, deriva dalla diminuzione del traffico.
La principale causa di rilascio di questo prodotto nocivo è, infatti, la combustione ad alta temperatura, come quella ha luogo nei motori degli autoveicoli.
Lo stesso discorso è estendibile al particolato, la cui concentrazione, però, è molto influenzata dalle condizioni atmosferiche. Tali polveri sottili, comunque, sono sempre originate dal trasporto e, soprattutto, da quello aereo (attualmente ridotto del 71%).

Non solo gli spostamenti, ma anche il rallentamento delle attività produttive, industriali ed energetiche, contribuisce ad ottenere un’aria in generale più pulita. Soprattutto, in questo caso, per quanto concerne le emissioni di anidride carbonica.

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Sfruttare il lockdown per cambiare stile di vita

La situazione emergenziale legata al coronavirus ha modificato lo stile di vita degli italiani oltre al nostro impatto sull’atmosfera.
Stiamo cominciando a capire cosa significhi respirare aria pulita anche nei principali centri urbani. E stiamo scoprendo che ci piace.

Si tratta di un cambiamento ovviamente temporaneo, il cui mantenimento risulta indispensabile per due differenti motivi.

In primo luogo, è fondamentale perché, sulla base di quanto emerso dallo studio preliminare condotto da un gruppo di ricercatori italiani dell’Università di Siena e della Aarhus University, l’inquinamento atmosferico potrebbe aver intensificato e aggravato i sintomi di questa spaventosa pandemia.
Infatti, le statistiche e le ricerche hanno segnalato come particelle di sostanze inquinanti sembrerebbero rendere il COVID-19 più letale, legandosi ad esso e aumentandone la permanenza nell’aria.
In quest’ottica, la protezione dell’aria pulita potrebbe consentire, via via, di appiattire la curva delle morti causate dalla pandemia, mediante la riduzione del numero delle persone che presentano sintomi gravi.

Secondariamente, l’importanza di respirare aria pulita si lega dal fatto che l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio per la nostra salute e quella del nostro pianeta, anche se preso indipendentemente dal COVID-19.
Questo fenomeno da solo, infatti, causa annualmente un numero di morti in tutto il mondo che supera i 6 milioni.
Il primo apparato a soffrirne, ovviamente, è quello respiratorio: le particelle inquinanti sono capaci di attivare una serie di meccanismi pro-infiammatori, ma anche altri organi possono essere notevolmente danneggiati, soprattutto dal particolato.

Riuscirà, dunque, questo lockdown a portare a cambiamenti radicali e permanenti nel nostro stile di vita?

Sicuramente la velocità con cui siamo riusciti ad abbassare l’inquinamento lascia sperare.
Inoltre, una ricerca divulgata dal British Journal of General Practice relativa alla capacità degli esseri umani ad acquisire nuove abitudini illustra come un comportamento impieghi circa 66 giorni per rimanere impresso nel nostro stile di vita.

Perciò, acquisire dei comportamenti sostenibili ora dovrebbe avere un ritorno, dovrebbe riuscire ad entrare a far parte del nostro quotidiano.

Noi italiani, poi, siamo un popolo resiliente e abbiamo già imparato a fermarci per necessità.
Ora dobbiamo solo capire che, nonostante le restrizioni, ci è stata data l’occasione di cambiare in meglio.