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Le soluzioni per ridurre l'inquinamento dell'acqua

Stiamo distruggendo il nostro pianeta.
No, non è allarmismo, ma un dato di fatto.

L’inquinamento è un problema le cui conseguenze minacciano tutti gli ecosistemi.
Fra gli habitat più a rischio sono da annoverarsi le falde acquifere d’acqua dolce ed i mari, che sono fondamentali per lo sviluppo della vita.

Le cause della distruzione delle nostre risorse idriche sono da addebitarsi a quell’insieme di agenti chimici, fisici, biologici e termici prodotti dall’uomo che avvelenano tutte le riserve superficiali o sotterranee, della Terra.
Oceani, mari, laghi, fiumi e falde, naturali e artificiali, sono diventati ormai delle discariche ed hanno raggiunto livelli di inquinamento preoccupanti.

Per quanto riguarda l’inquinamento fluviale, guardando in casa, in Italia troviamo il Sarno, un torrente campano, fra i più inquinati al mondo.
E non è l’unico!
Anche il Lambro è ogni giorno avvelenato da scarichi civili e industriali non depurati.
Ma in questa corsa al massacro ahimè non siamo soli: fiumi esteri, come il Gange, il Citarum, il Nilo e il Danubio,solo per citarne alcuni, si trovano nelle stesse condizioni.
I livelli di tossicità raggiunti dalle acque di questi e di molti altri torrenti, hanno causato, nel tempo, la distruzione degli ecosistemi fluviali e provocato, così, l’estinzione di varie specie di pesci.

Ancora più spaventoso, probabilmente, è l’inquinamento dei mari.
Ne è traccia significativa il fatto che i rifiuti tossici siano stati trovati anche nella fossa delle Marianne.
Guardando a noi, il Mediterraneo, essendo un mare chiuso, fatica più di altre riserve idriche a smaltire tutti quei veleni che ne intossicano le acque: la plastica, scaricata dalle navi o gettata maleducatamente, si deposita sulle nostre spiagge o nei fondali.

Tuttavia, quello che appare più preoccupante è ciò che non si vede, ovvero le microparticelle di plastica decomposta, le scorie nucleari, i metalli, fra i tanti altri residui chimici, che vengono mangiati dai pesci ed entrano così nella catena alimentare dell’intero ecosistema della pianeta.

Ma come fare a cambiare rotta?
Per prima cosa è importante scoprire cosa inquina l’acqua, per poi comprendere quali nuove e fondamentali abitudini è necessario acquisire e far entrare nel nostro quotidiano.

Le cause principali dell'inquinamento dell'acqua

Acque reflue

Ogni giorno, in qualsiasi ambiente ci troviamo, facciamo piccole azioni che necessitano dell’acqua: cucinare, fare il bucato, lavare le macchine, pulire i pavimenti etc.
Che ciò avvenga a casa, a scuola o a lavoro, il destino dell’acqua e degli altri rifiuti liquidi è di finire nelle fognature, dove dovrebbero essere trattati e puliti, prima di venir scaricati nel mare o nel fiume.

Tuttavia, queste acque, che dopo il nostro utilizzo sono definite reflue, molto raramente vengono depurate, ma sono scaricate direttamente nei mari o nei fiumi, generando inquinamento.

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Fosse settiche

Una seconda causa dell’avvelenamento delle nostre riserve idriche risiede nelle fosse settiche, degli spazi esterni alle nostre abitazioni a cui si ricollegano tutti i servizi igienici domestici di cui usufruiamo.

Ogni volta scarichiamo il gabinetto, il suo contenuto di deposita in questo serbatoio. Qui, dei processi biologici vengono attivati per scomporre le parti solide dal liquido, che viene inserito in un sistema di drenaggio del terreno.
Tuttavia, questi sistemi sono spesso malfunzionanti o arcaici e ciò provoca il rilascio dell’acqua al suolo o in corpi idrici vicini.

Rifiuti industriali

Immancabile fra le cause di inquinamento, il settore industriale.
Le industrie, infatti, generano quotidianamente una grandissima quantità di rifiuti, per lo più sostanze chimiche, tossiche e inquinanti, contenenti parti di piombo, mercurio, zolfo e amianto.
Molte di esse, poi, non dispongono di un corretto meccanismo di smaltimento e terminano direttamente nell'acqua dolce prima, nei fiumi o nei canali, per finire poi la corsa in mare.

Scarico marittimo

Questo tipo di inquinamento si verifica solo in specifiche aree della terra, ma non per questo è meno allarmante.
In alcuni paesi, infatti, la spazzatura prodotta da ogni abitante, carta, alluminio, plastica o vetro, una volta raccolta viene depositata in mare.

In acqua, l’immondizia può impiegare da 2 settimane a 200 anni per decomporsi.
Nel mentre, non solo le sue particelle intossicano il mare, ma rappresentano anche un preoccupante pericolo per gli animali che abitato i fondali.

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I combustibili fossili

Per produrre energia, una volta estratti i combustibili fossili, viene attivato un processo denominato combustione.
Bruciare il carbone e il petrolio, tuttavia, implica il rilascio di una notevole quantità
quantità di cenere nell'atmosfera.
Queste particelle tossiche, poi, se miscelate con vapore acqueo rappresentano la principale origine di piogge acide, capaci di inquinare ogni riserva idrica che impattano.

Concimi chimici e pesticidi

Un’ulteriore causa di avvelenamento delle acque risiede nei fertilizzanti chimici e nei pesticidi, dei prodotti utilizzati dagli agricoltori per proteggere le loro coltivazioni da insetti e batteri.

Nonostante queste sostanze tutelino crescita della pianta, quando vengono mescolate all’acqua (ad esempio quando piove) generano dei composti nocivi che, se hanno la possibilità di scorrere fino a canali o fiumi, possono diventare pericolosi per piante e animali, anche acquatici.

Come ridurre l'inquinamento dell'acqua

Sicuramente un problema di così ampia portata richiede un impegno a livello globale per poter essere affrontato: ognuno però, a seconda del ruolo che ricopre nella società, può e deve dare il suo fattivo contributo.

Pertanto ci preme condividere una serie di best practice in grado di aiutarci a mitigare l’inquinamento idrico.

Concretamente, per la cura della casa e del garage è indispensabile:

  • cominciare a ridurre gli sprechi, come il rubinetto lasciato aperto inutilmente;
  • smettere di gettare l’olio utilizzato nel lavandino o nel water;
  • comprare detergenti ecologici per l’igiene dell’ambiente, ma anche della persona, che abbassino il rilascio di composti chimici tossici nello scarico.
    Anche in giardino, bisogna puntare su prodotti Green, che non rilascino fertilizzanti e pesticidi di sintesi.

A livello industriale e artigianale, invece, occorrerebbe:

  • trattare correttamente le acque reflue prima che fluiscano nelle acque fluviali o marine;
  • passare a cicli produttivi circolari, che reimpieghino i materiali utilizzati e che favoriscano l’implementazione di catene produttive libere dall’uso di sostanze velenose.

Per quanto riguarda le istituzioni, infine, i governi devono combattere l’inquinamento dell’acqua:

  • monitorare costantemente l’andamento della comunicazione;
  • attuare controlli;
  • imporre multe amministrative per chi non è in regola;
  • migliorare la politica che ruota intorno al concetto di racconta differenziata;
  • ideare dei programmi formativi ad hoc che sensibilizzino rispetto a queste tematiche ambientali.